Nata a Milano, che amo... abbastanza, dove tuttora vivo e lavoro.
Dopo le medie al Parini, solo una fermata di tram in più, ho vissuto Brera come casa mia, dal liceo all'Accademia, come studente e poi come docente per tanti anni, con incontri e scambi con artisti e studiosi affermati e altri in formazione come me. La Milano degli anni 50/60... tra Liceo e Accademia. I miei percorsi quotidiani erano tra casa e Brera.
La Brera di allora non era quella vastissima, lussuosa, consumistica zona che oggi si estende tentacolarmente e che per molti frequentatori è solo sinonimo di movida diurna e notturna senza identità. Questa, non somiglia alla mia Brera che per me era più Braida (senza Amarcord).
La Braida come "Campo accanto" per me e' stata campo di semina e raccolto.
Campo accanto alla città che cominciava a ricostruirsi...il Pirellone di Ponti, il Bega, la Torre Velasca di Rogers ecc.
In Piazza del Duomo, sul palazzo di fronte, il sacro e il profano, il trionfo della pubblicità: le prime RECLAMS al neon con la spirale dell'Amaro Cora girevole...cinetica. Poi raggiungevamo le gallerie, che erano in una cerchia piuttosto ristretta attorno a Brera con qualche rara sosta per un te con Guido Ballo nei bar vicini... Raramente al Giamaica che per noi era... troppo da pittori che ancora si dividevano tra Astrazione e Figurazione.
E, proprio a Brera comincia la mia vicenda con i compagni di corso (Boriani, De Vecchi poi Colombo e Anceschi) nell'aula di Funi, dove, in modo quasi surrettizio, fuori orario, prima ci “informalizzavamo” e poi ci interessavamo ai concetti del rapporto Spazio/Tempo parlandone fra noi e con Guido Ballo che studiava e approfondiva i temi del Futurismo. Dall’attenzione e dallo scambio su questi argomenti nasce l’esperienza del Gruppo T, (T =Tempo) che sperimenta i primi tentativi di rappresentazione di questi concetti moderni con le manifestazioni Miriorama.
Io, partecipe degli stessi interessi, inizio a esaminare con le Tavole Magnetiche la variazione espressiva di una superficie usando forme ed elementi con calamite, che consentono di confrontare gli opposti, come ordine/disordine, sopra/sotto, prima/dopo, attrazione/repulsione ecc.
Il gioco, come strumento di conoscenza; è un invito a giocare con me, con i miei oggetti, con concetti elementari... Il pubblico diventa artista con me; come me, tocca, sposta, agisce, prova, sperimenta e conosce.
Il coinvolgimento del pubblico è alla base della proposta del Gruppo T, dopo tanto informale contemplativo e spesso autoreferenziale, proposto in tante gallerie e ormai un po‘ senza respiro….
"Si prega di toccare"....Il coinvolgimento per attivare l'esperienza artistica anche nel pubblico…. è la proposta e il senso delle mie "Tavole magnetiche".
La calamita di un mio gioco d'infanzia "Paesaggio magnetico" che provavo senza successo sul marmo del tavolo o il legno del tagliere o il muro della parete della casa dove eravamo sfollati, aderiva compiaciuta solo a quella limitata tavoletta di ferro o alla maniglia della stufa che a volte scottava.
A Milano in Brera e dintorni, con interessi convergenti, conosciamo Castellani, Manzoni, Bonalumi, Nanda Vigo, Dadamaino, Reggiani, Munari e Fontana. A Roma, abbiamo contatti con Dorazio, Scialoia, Festa, Accardi, Schifano, Turcato, Carrino e altri. Contemporaneamente si creano contatti con gruppi di artisti che partecipano alle stesse ricerche sia in italia, con il Gruppo N di Padova, e Getullio Alviani, che all’estero GRAV in Francia, Gruppo Zero in Germania e Nuove Tendenze a Zagabria.
Lucio Fontana nel 1961 presenta una delle prime mostre Miriorama (mille immagini) del gruppo T, alla Galleria la Salita da Liverani con un suo testo pubblicato sull’invito. Munari che dalle primissime esperienze ha seguito il gruppo T con attenzione ed interesse propone e cura la prima mostra di “Arte Programmata” e Cinetica sostenuta da Adriano Olivetti nel 1962.Umberto Eco scrive il testo per il catalogo della mostra che passera’ da Milano a Venezia, a Roma, a New York e altre città negli USA.
Il testo di Eco ci aiuta a capire i nostri intenti e a dare una forma “aperta” alle nostre ricerche ed esperienze.
A sinistra: Mostra del Gruppo T alla Galleria Pater con Lucio Fontana, Milano, 1960, foto Alfio Di Bella
La programmazione ci consente di elaborare il rapporto Spazio/Tempo da manuale a meccanico anche con l’uso del motore. Ci proviamo con entusiasmo usando mezzi e strumenti estranei alla produzione artistica: pulegge, ingranaggi, cavo elettrico, spine, motorini, tubi al neon, Perspex, metacrilato, vetro industriale… La critica è divisa… Siamo “Quelli delle macchinette”…
Nel produrre questi lavori l’attenzione e’ tesa ad ottenere la maggiore variazione dell’immagine senza confondere il mezzo, gli strumenti, con il fine che insiste sul coinvolgimento mentale nel controllo della percezione spazio-temporale.
Per “Arte Programmata” Olivetti 1962 propongo il mio”9x9xX” e poi semplificando l’esecuzione passo a studiare i vari pattern per gli Schemi Luminosi Variabili.
Seguiti dalla critica più attenta con rispetto ed incoraggiamenti (Ballo, Belloli, Dorfles), quasi con ingordigia provo soluzioni diverse nello sperimentare nuovi materiali…
Con i successivi Mercuriali e Reticoli Frangibili sperimento la variazione ottico cinetica con l’uso di vetri industriali a superficie lenticolare che rifrangono e alterano lo schema geometrico di base in relazione allo spostamento dell’osservatore. Parallelamente alle mostre Miriorama e all’attività del Gruppo T, realizzo le prime mostre personali a Milano alla Galleria Vismara 1966, da Schwarz 1969, alla Galleria del Naviglio 1972 e alla Galleria Uxa di Novara nel 71.
Nella seconda metà degli anni sessanta, con occasioni di attività lavorative nel campo della grafica in Rinascente, Piano Intercomunale Milanese, Kartell, Abitare, si allentano i contatti quasi quotidiani con il gruppo per impegni di lavoro e famigliari, nel mio caso due figli piccoli.
In coincidenza di mostre personali via via avverto una maggiore autonomia e una ridotta incidenza del confronto con il gruppo. Inoltre avverto una sorta di peso fisico, di ingombro, una voglia di ridurre il bagaglio formale, un bisogno di convalescenza riflessiva con l’intento di ricominciare il compito dai puntini e dalle astine su fogli di quaderni a righe e quadretti.